L”obiettivo può essere raggiunto solo attraverso una libera e completa adesione dei due giocatori: il carnefice e la vittima.

Il crescere progressivo dell’interazione tra le due parti al di qua e al di la dello schermo, arriva al punto di svelare il meccanismo cinematografico. Paradossalmente questo avviene in netto contrasto con il volere dello spettatore perché, quando Anna uccide Paul, è il momento in cui trionfa la giustizia. Ma questo avviene nelle regole della società mentre cinicamente Haneke le sovverte e “resuscita” Peter: il gioco deve continuare e un elemento così importante non può essere eliminato. Haneke riesce anche nell’intento di far esultare lo spettatore per un omicidio, mettendo così a nudo la sua “propensione” al male e il suo sadismo voyeuristico.

Ci inganna promettendoci una verità, mentre poi la trasgredisce in un gioco quasi perverso tra l’attesa e la delusione dell’attesa, tra l’enunciazione delle regole e la loro infrazione.[i]

Le regole del gioco sono quindi vincolanti per la sua riuscita. Anche in The Visitors, sono determinanti per lo svolgersi dell’azione. Se in Funny Games, Paul prende il telecomando e schiaccia rewind per resuscitare Peter, nel film di Kazan la stessa situazione si verifica nel momento in cui Marta cambia improvvisamente atteggiamento nei confronti di Mike. Ballando con lui, accetta le sue regole e questa decisione condiziona il seguito degli eventi. Dopo essersi ribellata inutilmente allo stupro di Mike, infatti, si ritrova terrorizzata e singhiozzante abbandonata sul letto.

A questo punto Antonio, il portoricano, entra nella sua stanza e fissandola le dice: “Lei è folle se crede di poter cambiare le regole a metà del gioco”. La stessa cosa avviene in Funny Games, dove, oltre alle regole è già stato definito anche il copione (e perfino il finale). Non c’è possibilità di sovvertire la situazione: la famiglia Schober deve essere sterminata e Peter e Paul devono mettersi in viaggio alla ricerca di altre vittime. Quella di Haneke quindi è non solo una “visione negata” ma è una “visione sadica” che si prende tutto il tempo a sua disposizione. Una visione che agisce in maniera sistematica e ordinata, che dispone pazientemente i suoi strumenti di tortura e che gode della situazione ambigua e contraddittoria. Agisce nell’ambito di un determinismo universale in vista di un fine che sarà sicuramente raggiunto, perché è già stato programmato. Una visione ambigua e consapevole in cui l’obiettivo può essere raggiunto solo attraverso una libera e completa adesione dei due giocatori: il carnefice e la vittima.

di Fabrizio Fogliato

FUNNY GAMES

Paese di produzione Austria Anno 1997 Durata 103 min Genere thriller, drammatico Regia Michael Haneke Soggetto Michael Haneke Sceneggiatura Michael Haneke Produttore Veit Heiduschka Fotografia Juergen Juerges Montaggio Andreas Prohaska Musiche AA. VV. Scenografia Christoph Kanter Interpreti e personaggi Susanne Lothar: Anna – Ulrich Mühe: Georg – Arno Frisch: Paul – Frank Giering: Peter – Stefan Clapczynski: Schorschi  – Doris Kunstmann: Gerda – Christoph Bantzer: Fred  -Wolfgang Glück: Robert  -Susanne Meneghel: Gerdas Schwester  – Monika Zallinger: Eva

[i] Davide Manti, op. cit., p. 70

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