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01 Maggio 1994 – SENNA (2010) di Asif Kapadia

L’Ultimo e il Primo

Imola 30 Aprile 1994 – Roland Ratzenberger (AUT) – Imola 01 Maggio 1994 – Ayrton Senna (BRA)

Senza titolo

Senna
di Asif Kapadia
(UK/2010)

Uomini in carne ossa dentro gli abitacoli, macchine che diventano protesi organiche: un racconto di vita e un atto d’amore verso un campione. Il ritratto luci e ombre di un uomo che ha fatto del rischio la sua professione e che è morto per un “incidente” sul lavoro. Un poeta della velocità e un esteta dell’estremo. Mai in un documentario il ritratto di un campione è stato così lucido, coerente e privo di giudizio, e mai le immagini della realtà sono state in grado di cogliere così minuziosamente la spiritualità dello sport.

di Fabrizio Fogliato

L’ARGENTO CHE URLA – L’UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO (1970) di Dario Argento

Un libro degli anni’50 è fonte di ispirazione per un ‘opera dalle affinità elettive con il teatro, la scrittura, le teorie del cinema e Michelangelo Antonioni: tra Incomunicabilità e memoria

 

Il film è una rappresentazione per immagini della paura delle relazioni insite in ogni essere umano e al contempo una riproduzione del processo di scrittura.

 

Argento definisce il suo cinema come “storie oniriche e tuttavia profondamente latine”, frutto del magma emotivo e irrazionale che da sempre abita in lui, abilmente mescolato con le suggestioni di tanto cinema visto, soprattutto quello di Fritz Lang. Il suo cinema non può che essere ontologicamente imperfetto e irrisolto, perché vive di suggestioni e non di raziocinio; i suoi film sono incubi tradotti in immagini in cui dominano la componenti fantasmagoriche e esoteriche ma nel quale si mescolano, sotterranee (eppure vivide e pulsanti) le ansie, le paure e le inquietudini della contemporaneità. La sua ambizione, come dichiara lui stesso, è quella di “prendere lo spettatore per mano, stringendo o allentando la presa”, per guidarlo all’interno dell’alterità di un mondo inesistente in cui dominano il caos, l’inafferrabile, l’oscurità e il ridicolo. Gli esiti del suo cinema discontinuo, confuso e diseguale sono opere interamente cucite addosso all’emotività dello spettatore senza mai prendere in considerazione l’ordine, il rigore o la linearità: incubi ad occhi aperti dove i personaggi urlano in modo sguaiato e cartoonesco, sanguinano ed espellono litri di emoglobina con cui imbrattano lo schermo e si agitano in narrazioni istintuali e viscerali che non contemplano né il realismo né la verosimiglianza.

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Dario Argento, quindi, rappresenta veramente un caso curioso per il nostro cinema: al di là del suo essere riconosciuto, retoricamente e inutilmente, come il più importante esponente del cinema di genere italiano (un vero e proprio luogo comune), egli è tanto bistrattato dalla critica (da sempre), quanto osannato da una folta schiera di appassionati, fan, e studiosi, visto che attorno al regista romano si sviluppa una delle più nutrite bibliografie dedicate all’opera di un regista italiano. Date le premesse, quindi, un regista di cui forse si è già detto tutto (troppo) e il contrario di tutto. Un cineasta la cui opera è stata sviscerata in ogni particolare e la cui produzione è stata accuratamente scandagliata nei minimi dettagli per portare alla luce, aneddoti, curiosità, tagli, revisioni, “falsi” soggetti (il caso Chipsiomega sul retro copertina del disco Cinevox del 1980 di Profondo Rosso), e poi ancora, contraddizioni, discendenze espressioniste, cromatismi baviani, ecc. Nel caso dell’opera di esordio è evidentemente già stato approfondito il rapporto tra la sceneggiatura del film e il romanzo “La statua che urla” di Fredric Brown del 1953 e sono già state messe in luce le contiguità e le discrepanze tra le due opere. Anche il rapporto tra il film e il cinema di Antonioni è già stato sfiorato soprattutto nell’analisi del “dettaglio rivelatore” e dell’ovvio rimando a Blow-Up (1968).

UNA FOGLIA DI INSALATA E UN CHICCO DI RISO – RICORDANDO MIA MADRE

IL LIBRO DI PIETRO CAVARA

Il ricordo intenso e appassionato di una grande madre da parte di un figlio che assembla moti ragionati dell’animo e inevitabili sensi di colpa. Scritto a brevissima distanza dalla sua dipartita nell’intento di voler ricordare, di mantenere intatte le emozioni. Uno stralcio di vita orfana dove il ricordo della donna è fonte di analisi introspettiva, di perlustrazione del senso materno, di ricerca esasperata di una fede che non c’è.

GLORIA GUIDA. Il sogno biondo di una generazione di Gordiano Lupi

In uscita il libro su Gloria Guida di Gordiano Lupi

Per raccontare al meglio il volume non c’è altro modo che lasciarsi trasportare dalla prefazione di Roberto Poppi

Gloria è stata (e quanto vorremmo lo fosse ancora!) interprete di razza. Oggi, come lei, ne incontriamo poche. Commediante perfetta in film perfetti di Steno, Capitani e Corbucci (quelli che, personalmente, preferisco). Recita anche con un maestro come Dino Risi, che però – con Sesso e volentieri – si era momentaneamente dimenticato di essere un maestro vestendo i panni meno eleganti del semplice intrattenitore. Ma sarà il film di Fernando di Leo che ci lascerà per sempre il ricordo dell’attrice vera. Essere protagonista di un capolavoro (tale ritengo sia Avere vent’anni) è un bel traguardo raggiunto. Anche se nella vita c’è sempre un altro traguardo, e un altro ancora da superare a braccia levate al cielo. (Roberto Poppi)

L’OCCHIO SELVAGGIO (1967) di Paolo Cavara

In uscita il 17 Novembre 2015 il DVD del capolavoro di Paolo Cavara.

La prima edizione ha avuto enorme successo. Prossimamente è in uscita una nuova edizione ampliata e aggiornata di “Paolo Cavara . Gli occhi che raccontano il mondo” di Fabrizio Fogliato.

Nuovi saggi, nuovi documenti, nuovi materiali inediti, e nuova curatela

L’Occhio selvaggio: a seguire uno stralcio  e dichiarazioni del regista estratte dall’edizione corrente del libro

Anticipazione. Lodifilmfest17 (2-8 ottobre 2015) Jacopetti Diaspora. Dopo Mondo Cane 1966-1969

Anticipazione. Lodifilmfest17 (2-8 ottobre 2015)

Jacopetti Diaspora. Dopo Mondo Cane 1966-1969 e’ il secondo appuntamento con gli Jacopetti Files dopo la contrapposizione indagata lo scorso anno JacopettivsCavara suggerita dalla pubblicazione delle monografie di Stefano Loparco e Fabrizio Fogliato e della sceneggiatura de L’occhio selvaggio.

Si vedranno i seguenti film:

La versione restaurata de “L’OCCHIO SELVAGGIO” di Paolo Cavara – Festival del Cinema di Roma 2014

Foto sopra: (2 ° L) Pietro Cavara e (R) Philippe Leroy frequentano la incontrerà il pubblico Q & A durante il 9 ° Festival di Roma il 24 ottobre 2014 a Roma, Italia.
( 24 Ott 2014- Fonte: Ernesto Ruscio / Getty Images Europe)
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A cura di Pietro Cavara

Nonostante il silenzio di gran parte della stampa e della televisione sul Festival di Roma e sulle sue programmazioni, ieri, 24 ottobre alle ore 20, c’era un numeroso pubblico ad assistere nella Sala Gianni Borgna, alla proiezione del restaurato “Occhio selvaggio” di Paolo Cavara. Mi sono trovato sul palco assieme a Philippe Leroy, Lars Bloch, il responsabile Emiliano Morreale e il moderatore Domenico Monetti.

Ciascuno ha parlato del film o, nel caso degli attori, ha raccontato con passione aneddoti e particolari di vita vissuti con Paolo.

IN RICORDO DI ANNAMARIA PUCCINI CAVARA (29/04/1933-17/10/2014)

Ricordo di un figlio – Pietro Cavara

 

“Sembra un crudele scherzo del destino che proprio ora in cui l’opera di mio padre è oggetto di riconsiderazione critica e di interesse in forma di pubblicazioni, e da parte di festival e manifestazioni sparse per l’Italia, la sua compagna di più di vent’anni di vita si spenga distante da casa dopo solo un mese e mezzo di assurda e travagliata malattia.

GUALTIERO JACOPETTI – GRAFFI SUL MONDO di Stefano Loparco

Lontano dall’ideologia

 

“Gualtiero Jacopetti – Graffi sul mondo” é un libro poliedrico, sfaccettato e multiforme che rischia continuamente di sfuggire dalle mani del suo autore, ma che é tenuto assieme con tenacia (persino con disperazione) da Stefano Loparco che dimostra una smisurata passione per il soggetto della sua biografia. D’altra parte solo gli stolti possono pensare che sugli argomenti scelti da uno scrittore non ci possa (e debba) essere una “simpatia di fondo”. E così, “Gualtiero Jacopetti – Graffi sul mondo” é il primo volume dedicato ad un regista (ma anche tante altre cose) su cui lo sguardo non é mai stato obiettivo perché viziato dall’ideologia. Stefano Loparco, che (fortunatamente ha passione per chi, e ciò di cui scrive) sin dalle prime pagine inizia una strenua battaglia con se stesso e, anche e soprattutto, con chi si pronuncerà ideologicamente sul suo libro, per mantenere una malcelata equidistanza da Jacopetti.