Giustizieri, taxisti e desiderio di morte: il contagio del Male.

Scene che anticipano in maniera spuria e superficiale la radicalità di Ferrara quando fa vestire Thana da suora prima di farle compiere la strage finale. Ms. 45, infine, non è esente dall’influenza esercitata anche dal più famoso rape and revenge movie, quel Death Wish (Il Giustiziere della notte, 1974) di Michael Winner, prodotto da Dino De Laurentiis, grande successo commerciale, e in cui Paul Kersey (Charles Bronson) da placido, pacato e progressista architetto si trasforma in violento e fascista giustiziere dei crimini cittadini, “rinverdendo” i fasti del selvaggio west, visitato precedentemente durante il suo soggiorno a Tucson in Arizona.

La molla scatenante del suo cambiamento è data dall’aggressione subita in casa da moglie e figlia, in cui la coniuge viene uccisa e la figlia ridotta, dopo lo stupro, ad un vegetale incapace di parlare e comunicare. In maniera illusoria e pretenziosa, Winner, fa intravedere nel personaggio di Bronson, quel cambiamento esistenziale (il cui segno più visibile è la tinta gialla data all’appartamento, oltre l’accoglienza del figlio con la musica ad alto volume), che Abel Ferrara struttura e argomenta attraverso la sceneggiatura intellettualmente profonda di Nicodemo Oliverio.

Allo stesso modo, il film Ms. 45 è influenzato da Taxi driver (id., 1976) di Martin Scorsese – da cui trae alcuni spunti trascendentali, frutto della sceneggiatura di Paul Schrader. Quest’ultimo immette tutta una serie di argomentazioni autobiografiche (la sceneggiatura del film risale al 1970) prese dal suo vissuto personale e dalle sue peregrinazioni notturne in seguito ad un periodo di forte depressione. La sceneggiatura di Taxi Driver è incentrata sul concetto di “disparità”, secondo cui nella vita, può verificarsi un’incrinatura reale o potenziale tra l’uomo e l’ambiente, la quale può essere risolta solo attraverso un’azione decisiva. In Taxi Driver, quest’azione, passa attraverso il tentato omicidio del candidato alla presidenza Palantine da parte di Travis Bickle, mentre in Ms. 45, il momento decisivo è quello in cui Thana compie l’omicidio volontario (simbolicamente coincidente con l’orgasmo maschile durante lo stupro subito) del secondo violentatore.

Per i due personaggi, inizia un cammino irreversibile verso l’adesione ad un Male che credono risolutore e – al contempo, il “momento decisivo” (precedentemente teorizzato da Robert Bresson per i suoi personaggi) – coincide con un cambiamento di vita, estetico e psicologico. L’azione decisiva compiuta dai personaggi ha anche una funzione di catarsi esistenziale, perché spezza la stilizzazione del quotidiano, modifica la banalità della realtà di tutti i giorni, li conduce ad una accettazione, necessariamente passiva, dei gesti che compiono e delle loro tragiche conseguenze.

Sia in Ms. 45, che in Taxi Driver, i due sceneggiatori (entrambi calvinisti) hanno inserito una serie di rimandi al cinema di Robert Bresson: la visione in soggettiva del mondo e del microcosmo che li circonda da parte sia di Thana che di Travis; l’attenzione, quasi maniacale, all’utilizzo del dettaglio per descrivere le piccole variabili della quotidianità; l’aspetto scarno ed essenziale degli ambienti – necessario per accentuare la potenzialità e la forza del personaggio; l’impianto morale – rigoroso e autorevole di entrambi i film – all’interno dei quali tanto Thana che Travis, appaiono esseri “puri e icastici” inseriti in un mondo di dannati, in cui la mancanza di comunicazione, non conta tanto per il contenuto (che non c’è), bensì per la relazione (che non si instaura con gli altri). Ciò che non viene detto (per scelta o per necessità, non ha importanza), coincide con l’assenza di comunicazione presente nel microcosmo in cui sia Thana che Travis convivono.

A tal proposito sono emblematiche due scene: quella della caffetteria in Taxi driver, in cui Travis, che non ha nulla da dire a “Mago”, “Dollaro” e “Charlie T.” (i suoi colleghi), si limita, con sguardo assente, ad osservare l’ Alka-seltzer che si scioglie nel bicchiere; quella in Ms. 45, in cui Thana, dopo il secondo stupro, osserva allibita e straniata (con conseguente bruciatura della camicetta che sta stirando) il disprezzo con cui Albert si rivolge alle sue dipendenti per un lavoro non compiuto a dovere. Anche nell’ironia i due film sono contigui, come dimostra il monologo (recitato in prima persona dallo stesso Scorsese) sotto l’abitazione della moglie fedifraga, che fa il paio con il racconto di “tradimento lesbico” subito dalla moglie, del commesso viaggiatore nel bar presso il ponte di Manhattan nel film di Ferrara.

di Fabrizio Fogliato ©

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