Il finale

 

Pierpaolo de Sanctis, studiando i saggi di diploma degli studenti del CSC, ha trovato le origini del finale di Avere vent’anni:

Primi anni’60: Fernando di Leo si affaccia al Centro Sperimentale di Cinematografia, stringendo vari rapporti con Marco Bellocchio, ma soprattutto con Sergio Tau, Enzo dell’Aquila e Franz Weisz, insieme ai quali firmerà un film ad episodi, Gli eroi di ieri, oggi e domani (1963) scarsamente distribuito. […]Recentemente lo stesso Sergio Tau ha ricordata l’importanza che di Leo ha avuto nella sua folgorante esercitazione di primo anno: un piccolo e originalissimo film sperimentale “K” (1961), completamente privo di dialoghi e affidato unicamente a delle ritmiche percussive minimali elettronicamente modificate.

Il plot ha una somiglianza sbalorditiva con l’ultimo quarto d’ora di Avere vent’anni, da cui riprende il personaggio di una giovane autostoppista che dall’autostrada arriva in un desolato paesino di campagna, entra nell’osteria e viene assalita da un’orda inferocita di bruti che ne equivocano le intenzioni. La ritroviamo ormai priva di vita nel bosco attiguo, con i polsi legati ai rami di un albero e col vestito lacero, come crocefissa, in un’immagine che non si dimentica facilmente. (Pierpaolo De Sanctis, Esercizi di stile, in Misteri d’Italia 2 – Nocturno dossier n. 58, marzo 2007).

 

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Rewind

Sul film appare, dal punto di vista di chi scrive, un esercizio sterile quello della ricostruzione filologica delle diverse versioni del film, ma è interessante sottolineare, senza entrare nei dettagli, alcune diversità per mostrare le distorsioni “aberranti” che le manipolazioni di montaggio hanno prodotto sulla pellicola di di Leo. Di Avere vent’anni esistono tre versioni (fino ad ora). L’originale di 94 min. completa di prologo ed epilogo, il rimontaggio effettuato per la riedizione nelle sale (dopo il ritiro della prima ora) di 81min. e una versione internazionale doppiata in inglese, anch’essa frutto di un riassemblaggio, della durata di 84min. con titoli di testa in inglese e senza quelli di coda. I due rimontaggi snaturano completamente la vicenda, anteponendo a tutto il film, l’ultima sequenza, quella dell’agguato nel bosco che, qui anziché concludersi con la violenza termina al momento dell’aggressione da parte del branco con uno stop-frame prolungato e con l’audio extra-diegetico delle sirene della polizia.

Inoltre l’audio originale di Roberto Reale che dice: “Ste puttane! Hanno fatto tutta quella moina lì nella trattoria. Ma tutta quella moina… sapete cosa voleva dire? Che non volevano maschi, che ci disprezzavano… E ora glielo facciamo vedere noi”, è sostituito dall’improbabile: “Sta arrivando la polizia..lasciate quelle stronze!”. In entrambe mancano oltre all’epilogo anche il prologo sulla spiaggia sostituito da scarti di montaggio dell’originale che presentano l’incontro “on the road” con “il nazariota”, il quale invita le giovani a raggiungerlo nella comune di Roma. Il doppiaggio del riassemblaggio in italiano è particolarmente irritante poiché sostituisce interi dialoghi agli originali e lascia fuori sincrono il labiale. Nella riedizione, realmente dozzinale, si alternano le voci originali con frasi interamente ridoppiate con voci completamente diverse. A seconda delle versioni il breve incontro con l’uomo sull’autostrada all’inizio del film viene spostato più avanti o più indietro o scompare del tutto; stessa cosa avviene per il breve frame con le due ragazze che, salite sul camion, gridano “vai chauffeur” e vengono mostrate strette in un abbraccio. La sequenza dell’arrivo a Roma viene ulteriormente maltrattata: mentre nell’originale rappresenta un corpo unico composto dai passaggi supermercato, bar, tabaccaio, nei rimontaggi viene spezzata per postporre in chiusura la parte relativa al tabaccaio.

L’incontro nella comune con i due ragazzi mandati da “il nazariota” che poi si conclude con il rapporto saffico tra Tia e Lina, nella riedizione italiana è epurato della scena lesbo, mentre in quella internazionale è rinforzato da lunghi piani fissi (probabilmente scarti del girato) che tolgono phatos e che rendono tediosa la scena. Da notare che la scena finale nella sua durata presenta anche la preoccupazione per le ragazze, circondate dagli uomini mentre ballano, da parte dei gestori del bar che nelle riedizioni si trasforma inopinatamente in un commento qualunquista e banale sui “giovani d’oggi”. Non rimane da aggiungere che una quarta versione del film, pubblicata nell’edizione americana del film To be twenty edita da Raro Video – USA, si chiude senza i titoli di coda e quindi senza lo zoom a retrocedere che, allargando il campo, mostra i corpi immobili nudi e straziati delle due ragazze riversi sul prato della boscaglia.

 di Fabrizio Fogliato

 

 

AVERE VENT’ANNI
GENERE: Drammatico
ANNO: 1978
PAESE: Italia
DURATA: 97 Min
REGIA: Fernando Di Leo
SCENEGGIATURA: Fernando Di Leo
FOTOGRAFIA: Roberto Gerardi
MONTAGGIO: Amedeo Giomini
MUSICHE: Franco Campanino
PRODUZIONE: INTERNATIONAL DAUNIA FILM
ATTORI: Gloria Guida, Lilli Carati, Ray Lovelock, Vincenzo Crocitti, Vittorio Caprioli, Licinia Lentini, Daniele Vargas, Giorgio Bracardi, Leopoldo Mastelloni, Roberto Reale, Serena Bennato, Flora Carosello, Fernando Cerulli, Camillo Chiara, Daniela Doria, Raoul Lo Vecchio

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